La mia storia scolpita: il percorso verso la Ceramica

Cambiare rotta è possibile.
Non sempre è semplice. Ma è possibile.
Mi chiamo Elisa.
Per molti sono “la Ela”.
Da piccola, se qualcosa mi piaceva e non potevo averla, la facevo io.
Disegnavo, cucivo, inventavo.
Creare era il mio modo di stare al mondo.
Ho frequentato il Liceo Artistico a Milano.
Lì ho incontrato per la prima volta la scultura.
Non è stato amore immediato.
Mi affascinava di più la grafica, il potere del computer, la possibilità di costruire immagini dal nulla.
Dopo il diploma ho iniziato a lavorare.
In una piccola azienda che realizzava abiti ricamati per l’alta moda.
Disegnavo a mano, tra perline, pietre e tessuti delicati.
Per stilisti importanti. Anche per un abito destinato agli Oscar.
Sembrava un sogno.
Ma non lo era più.
Mi sono spostata verso il digitale, specializzandomi nel textile design.
Poi sono entrata in una casa editrice.
Lavoro stabile. Sicuro. Strutturato.
Avevo tutto.
Eppure sentivo che mancava qualcosa.
Le giornate erano uguali.
Il tempo non era mio.
La creatività era incanalata, ma non libera.
Ho provato a cambiare strada.
Mi sono iscritta a un corso professionale di pasticceria.
Ho imparato impasti, temperature, attese.
Non era la mia vita, ma mi ha insegnato il rispetto dei tempi.
Poi un infortunio alla caviglia.
Dolore. Immobilità. Silenzio.
Le mani però funzionavano ancora.
Mi sono iscritta a un corso di ceramica.
Volevo creare qualcosa di tangibile.
Qualcosa che restasse.
Ed è lì che è successo.
L’argilla non si può forzare.
Ti chiede presenza.
Ti insegna ad aspettare.
Ho capito che tutte le esperienze precedenti stavano convergendo:
il disegno, il dettaglio, la pazienza, il ritmo.

Nel 2022 ho scelto.
Mi sono licenziata.
Mi sono sposata.
Ho aperto il mio laboratorio nel giardino di casa.
Da lì è iniziato il mio percorso con Ela Ceramics.
Un lavoro fatto di esperimenti, errori, cotture imperfette e scoperte.
Di silenzio e luce.
Oggi creo oggetti che restano.
Oggetti che portano con sé un simbolo, un passaggio, una presenza.
Mi ispiro alla luna, ai cicli, alla natura.
Non per raccontare qualcosa di lontano.
Ma per ricordare che anche noi viviamo di fasi, di attese, di ritorni.
Questa è la mia storia.
Una storia che non parla di successo improvviso.
Parla di ascolto.
E di una scelta:
costruire una vita che assomigli davvero a me.

Ela